Francesco Panero
Il popolamento delle aree alpine ancora oggi si differenzia dal popolamento della collina e della pianura. La ragione è molto semplice: le risorse naturali, la geografia dei luoghi, le attività produttive artigianali e industriali, la frequente mancanza di infrastrutture adeguate – come ferrovie e autostrade – non sono favorevoli a uno sviluppo degli insediamenti alpini paragonabile a quello della pianura e della collina.
In realtà, come fanno notare i geografi, ci sono anche grandi differenze tra gli insediamenti di media e alta montagna delle cosiddette “valli chiuse” (per esempio, la Valle Gesso o la Val Maira, nelle Alpi Marittime) e gli abitati del fondovalle – prossimi alla pianura – o quelli che si sviluppano lungo le vie principali di collegamento delle “valli aperte” o “valli di transito”, che mettono in comunicazione con le regioni d’Oltralpe, come la Val d’Ossola, attraversata dalla strada del Sempione che collega l’alto Piemonte al Vallese, la Valle di Susa con una delle vie francigene più frequentate, la Valle della Dora Baltea che collega la Pianura padana occidentale alla Valle d’Aosta, alla Savoia e alla Svizzera e, nelle Alpi Marittime, la Valle Stura di Demonte che comunica con la Provenza o la Valle Vermenagna che porta a Tenda e alla Val Roia. In questi ultimi casi lo sviluppo insediativo è sempre stato indubbiamente avvantaggiato dagli scambi commerciali e, fin dal medioevo, dai più frequenti contatti fra mercanti, viaggiatori, pellegrini e comunità locali.
Tuttavia, anche molti insediamenti di alta montagna nelle “valli di transito” oggi sono spesso disabitati e solo nei periodi estivi vengono ripopolati da villeggianti e turisti, che apprezzano l’isolamento, il paesaggio naturale e i beni culturali ambientali modellati dall’uomo attraverso i secoli (i centri storici delle borgate alpine, i castelli, i monasteri, le chiese e le cappelle isolate con gli affreschi conservati).
Non è sempre stato così ….

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